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C.Angelini, Giuseppe Bonaparte
(Caserta, Palazzo Reale)


Il Bicentenario
 
                         Bicentenario del Decennio francese

     Nel “Decennio francese” due re si succedettero sul trono del Regno di Napoli, Giuseppe Bonaparte, fratello di Napoleone, e Gioacchino Murat, suo cognato, mentre Ferdinando IV di Borbone fuggiva, come nel 1799, in Sicilia. All’insegna di una tormentata vicenda politica, si ebbe realmente una svolta in seguito al cambiamento dinastico: sotto il profilo istituzionale, con la fine dell’antico regime, l’abolizione della feudalità, l’introduzione dello Stato moderno e del Codice civile, la creazione di intendenze, tribunali, uffici provinciali, la riforma dell’Università, la creazione del Corpo e della Scuola di Ponti e strade, nucleo della attuale Facoltà di ingegneria; sotto il profilo economico, con una diversa consapevolezza delle potenzialità del territorio grazie ad una mentalità statistica diffusa, col potenziamento delle infrastrutture viarie e del capitale sociale fisso; sotto il profilo architettonico e dei beni culturali per iniziative di ristrutturazione urbanistica, scavi archeologici e valorizzazione del patrimonio storico e artistico; sotto il profilo sociale con il sorgere di homines novi e burocrazie capaci di gestire i dinamismi messi in moto dalle riforme, all’insegna di un rinnovato rapporto centro-periferia. Processo complesso che, nonostante molte resistenze espresse nel ribellismo diffuso, nel sorgere della Carboneria, nelle varie reazioni al nuovo quadro normativo, riuscì in un periodo piuttosto breve ad incidere sulle mentalità e sugli atteggiamenti individuali e collettivi.

    Col rientro a Napoli della dinastia borbonica, rimase perciò nei contemporanei la consapevolezza che non sarebbe stato più possibile tornare indietro. La ricchezza del dibattito intellettuale, gli elementi di mobilità, legittimarono il Mezzogiorno d’Italia ad essere a suo modo protagonista del processo risorgimentale e i suoi gruppi dirigenti a dialogare con l’Italia e con l’Europa. Questo patrimonio di uomini plasmati dalla collaborazione che diedero nelle istituzioni, nella stampa, nelle cariche pubbliche, nell’impegno militare, artistico, progettuale, al regime napoleonico rappresentò il miglior contributo del paese alla costruzione della successiva identità nazionale.

 
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H. Schmidt, Gioacchino Murat
(Caserta, Palazzo Reale)


Comitato Nazionale per le celebrazioni
del Bicentenario del Decennio francese 1806-2006

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